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Il consorzio agrario
di Pietro Vincenzo Ambrosini, Architetto

Durante la mia settimana di immersione a Oppido Lucano per il progetto “Studi sul qui”, ho intrapreso una ricerca per esplorare l’impatto dell’edificio del Consorzio Agrario sulla comunità. Non si tratta solo di un magazzino, ma di un manufatto che svela le complesse relazioni economiche, sociali e culturali del territorio. Attraverso i racconti degli abitanti e l’analisi della storia postbellica italiana, ho cercato di annodare i fili tra le loro esperienze e le istanze economiche, culturali e sociali di un’Italia frammentata. Ho scoperto come questo edificio, pur non essendo immediatamente riconoscibile dalla strada , sia diventato un punto di riferimento centrale nella geografia mentale del paese , fungendo quasi da “piazza coperta” in un luogo dove lo spazio pubblico tradizionale è problematico. La sua costruzione, avvenuta tra il 1954 e il 1955 con fondi della Cassa del Mezzogiorno , e le modalità di lavoro impiegate, riflettono le dinamiche della “grande ricostruzione” e le logiche quasi “coloniali” applicate al Meridione , con decisioni e profitti che spesso rimanevano lontani dalle comunità locali. Ho osservato, inoltre, come la realizzazione dell’edificio abbia messo in luce le logiche di gestione del cantiere tipiche della ricostruzione postbellica, con l’impiego di manodopera non specializzata proveniente dalla massa dei disoccupati o sottoccupati, e l’organizzazione ancora artigianale del processo edilizio


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Il Consorzio Agrario di Oppido Lucano, seconda metà degli anni ’50, archivio De Felice
Consorzio Agrario di Oppido Lucano, pianta e prospetto principale, disegno dell’autore
Il Consorzio nel territorio di Oppido, disegno dell’autore
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