Il primo giorno di residenza partì da Napoli in auto per raggiungere Oppido Lucano. Superata Battipaglia, si imbocca lo svincolo verso Potenza. Da quel momento il paesaggio cambia: ampie strade statali a più corsie si alternano a strade locali, strette, talvolta malmesse; intorno insediamenti sparsi e tanta natura; lungo il tragitto, spesso si guida in solitudine per lunghi tratti. Ad un certo punto si attraversa un campo di pale eoliche bianche altissime su un crinale immerso nel paesaggio di campi di grano. Un cartello mi dice che sono arrivato a Oppido. Dieci minuti di strada nelle campagne separano quel cartello alla piazza principale del centro storico. Una scritta sulla facciata di un edificio ribadisce: “Oppido Lucano”. Non vi sono dubbi, dunque, sono “qui” a Oppido.
Durante la residenza ho avuto modo di esplorare il Paese in lungo e in largo, sopra e sotto, a piedi e in auto, alla deriva. Ho avuto la possibilità di parlare con tante persone accoglienti e disponibili. Con ognuno di loro potevo parlare di mille cose, ma di solito mi concentravo sulle storie familiari: storie di migrazioni antiche, verso le industrie siderurgiche tedesche; migrazioni più recenti, verso le città più grandi per studiare e lavorare; storie di spostamenti quotidiani chilometrici; talvolta, anche qualche storia di ritorni, città gemelle, comunità oppidesi e nuovi abitanti. In tutti questi racconti Oppido veniva sempre accostato ad altri luoghi. Ad un certo punto, chiacchierando con una coppia di anziani fratelli che riposavano sulla strada appena fuori la porta di casa, ebbi la sensazione di toccare posti lontanissimi rimanendo seduto per terra ad ascoltarli. Decisi che per capire dove mi trovavo dovevo iniziare a mappare questi “altri luoghi”, apparentemente distanti da “qui” ma così presenti nelle storie locali.
Oppido Lucano sulla mappa è “QUI”: 40°46′N – 15°59′E.
Eppure, ancora oggi ho l’impressione di non averla trovata ancora.
Piera e Rocco sono due fedeli in pellegrinaggio il 7 luglio a Oppido in occasione dell’anniversario dell’apparizione dell’Arcangelo San Michele a Francesca Lancellotti. Molte guarigioni sono state attribuite all’intercessione di Francesca. Intorno alla figura di Francesca è nata una comunità che raggruppa persone distanti e provenienti da ogni parte d’Italia.La storia della famiglia Leone è molto intensa. Negli anni ’60 sono emigrati tutti in Germania, a Solingen Dusseldorf, provincia di Colonia. Nonostante le difficoltà abitative, sono riusciti a guadagnare abbastanza per mantenere la famiglia a Oppido e a costruire una nuova casa al “Muntron”. “Tutta sta zona è costruita coi soldi dei tedeschi. Qui c’erano i miei figli, tutti italiani”.Per la sua dimensione e per la sua stupenda ospitalità, Oppido si è rivelato il luogo perfetto per l’inclusione sociale. “Alla Cooperativa 80 facciamo laboratori di inclusione, di cultura, di cucina etnica. È la cosa bella, infatti la regione è rimasta molto contenta, loro sono passati da essere fruitori di un servizio a promotori del progetto stesso. Qualcosa di difficilissimo da fare altrove”.Gigante è storicamente una famiglia legata alla produzione di farina, pane e pasta. L’attenzione alla qualità della filiera e il legame con le tradizioni legano indissolubilmente questa piccola impresa al territorio di Oppido. Da decenni, vengono persone da tutti i paesi limitrofi per comprare i loro prodotti.Mohamed viene da Rabat, Marocco. È immigrato in Italia anni fa. Adesso gira tra Melfi, Rionero, Potenza, Oppido e altri luoghi per vendere la sua merce. Quando giunge nei piccoli paesi, utilizza un vecchio carrozzino per trasportare le cose attraverso i centri storici.Lisa e Loredana ci raccontano di come è cambiata l’economia legata alla vendita dei prodotti locali. Prima i piccoli produttori e i conta dini riuscivano a vendere i propri prodotti. Oggi, invece, a causa delle spese necessarie per i controlli sanitari, questo tipo di vendita non è più possibile. “Le uova di Serre (SA) ad esempio. Sulla confezione c’è scritto: provenienti da paesi europei; confezionate in Italia. Si ma dove?”Matera, Potenza, Bari se si vuole rimanere più o meno in zona. Roma o meglio Milano, se si vuole cambiare vita. Per i giovani di Oppido, scegliere dove studiare non è una cosa semplice. Si percepisce la loro convinzione che scegliere il luogo equivale a scegliere un futuro piuttosto che un altro. “Alcuni vogliono andare via per sempre. Per altri, magari più legati alla terra, l’esperienza fuori è necessaria per poi ritorna re”.“Vedere il mondo da una altezza maggiore. Poi per il lavoro che faccio, sperimentare con il corpo è molto molto interessante”. Andrea ha studiato a Teramo, poi a Rotterdam, ha trovato lavoro a Bologna e Parigi. Ma Oppido è la sua vera casa. Gli piacerebbe tanto riuscire a portare qui quello che ha imparato altrove. “Vorrei abituare le persone di Oppido a vedere qualcosa che non hanno mai visto. O che vedono tutti i giorni ma che non riescono a portare l’attenzione. Su I corpo, su come abitiamo lo spazio, su come ci alziamo al mattino, su come andiamo a fare la spesa”.Martina cerca il suo equilibrio. Ha girato molti luoghi, ha vissuto a Roma e adesso abita a Matera. Ma sostanzialmente è qui a Oppido che riscopre, ogni volta che torna, il suo rapporto con la famiglia, l’aria buona e un ritmo del tempo per lei ottimale. “Per questo poi ho cominciato a creare delle connessioni tra lo yoga e le guide escursionistiche. Questo mi permette, ovunque, di trovarmi bene. Ovunque è un posto che mi appartiene e dove posso riscoprire il mio equilibrio”.
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