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Fonografie del Delta
di Attila Faravelli, Musicista

La mia pratica fonografica è una forma di ascolto esplorativo che utilizza microfoni come strumenti per percepire il mondo, in modo simile ma non identico alla fotografia. L’ascolto in cuffia attraverso i microfoni è insieme amplificato e ridotto: amplificato perché i microfoni permettono di avvicinarsi a suoni altrimenti impercettibili, ridotto perché privato della spazialità naturale dell’udito umano. Non si tratta solo di registrare, ma di immergersi nell’ascolto di un luogo con tutto il corpo, in contesti reali e non protetti. Preferisco parlare di field listening piuttosto che di field recording, per sottolineare l’atto dell’ascoltare più che quello del documentare.
Per SSQ ho seguito un approccio esplorativo, trasportando ogni giorno un set diverso di attrezzature leggere e camminando nei luoghi suggeriti dal lavoro con il gruppo. Ho usato un sistema che combina alta fedeltà e imperfezione: microfoni Sennheiser MKH 8020, un idrofono, un mixer analogico vintage SQN modificato e un registratore a cassette Sony WM-D6C. Le cassette, ciascuna con le sue caratteristiche sonore, diventano parte integrante del risultato finale, accentuando l’aspetto materico e tattile dell’ascolto.

ATTENZIONE: PER UN ASCOLTO ADEGUATO DELLE FONOGRAFIE SI CONSIGLIA VIVAMENTE L’USO DELLE CUFFIE.
E se potete mettetevi comodi, e chiudete gli occhi.

Nel giardino della casa in cui alloggiavo c’erano alcune piccole palme. Le foglie, mosse dal vento, producevano un suono molto simile a quello di un liquido che scorre.
Quando ascolto attraverso i microfoni, mi capita spesso di notare come alcuni oggetti solidi, apparentemente compatti e indivisibili, si rivelino improvvisamente per ciò che realmente sono: un insieme organico composto da tante piccole parti in continua relazione dinamica tra loro. La staticità dei microfoni, fissati immobili sul cavalletto, accentua ulteriormente questa percezione di mobilità nelle cose che registrano.

Il delta è quasi completamente pianeggiante e la scarsa circolazione stradale permette di percepire suoni provenienti da lontano, spesso senza riuscire a identificarne l’origine. I microfoni sono premuti contro la zanzariera della finestra aperta della mia stanza, dall’interno, e puntano approssimativamente nella direzione da cui mi sembra di sentire un rumore continuo, forse di una fabbrica o di un processo produttivo che non riesco a distinguere.
È fine settembre e inizia a fare freddo. La casa è invasa dalle cimici, che si infilano negli anfratti per svernare, in una sorta di letargo. Le fessure degli infissi, i cassonetti delle tapparelle e le guide delle zanzariere ne sono pieni. I suoni secchi e improvvisi che si sentono nella registrazione, credo, siano causati dalle cimici che sbattono contro la rete della zanzariera.
Il microfono offre una prospettiva molto specifica: le cimici non erano percepibili a orecchio nudo, e persino il suono della fabbrica, quando lo ascoltavo senza cuffie, risultava meno astratto, meno ‘siderale’.

Durante una delle mie camminate lungo le rive del Po, ho incontrato un cane che ha iniziato a seguirmi, e per alcune ore abbiamo esplorato il territorio insieme. Quasi tutti i miei colleghi hanno impostato la loro ricerca partendo dagli incontri con persone, che hanno intervistato oppure seguito nelle loro attività quotidiane. Ricordo di aver pensato che per quel pomeriggio il cane sarebbe potuto diventare il mio personaggio di riferimento, da seguire proprio come lui seguiva me. Alcune persone ci hanno notato da lontano e, forse incuriosite dalle strane attrezzature che avevo con me, ci hanno raggiunto in macchina. Mi hanno chiesto perché stessi registrando proprio lì: «Non c’è niente – dicevano – nessun canto di uccelli, nessun suono di onde». Sul momento non ho saputo cosa rispondere; soltanto più tardi mi sono reso conto che avrei potuto dire loro di chiedere al cane perché trovasse interessante quel luogo.
Questa registrazione, come tutte le altre presenti in questa raccolta, è stata incisa direttamente su cassetta. Il dispositivo che utilizzo ha una specie di glitch che permette di registrare al doppio della velocità (quindi, al momento dell’ascolto, il suono risulta rallentato). Questi rallentamenti hanno funzionato come una sorta di accento su alcune azioni del cane, e non sono stati aggiunti in post-produzione.

Questa registrazione è stata fatta da una banchina esattamente di fronte al camino della centrale, poco prima del tramonto. Guardata con gli occhi e ascoltata con le orecchie, l’acqua del fiume sembrava molto calma. I microfoni erano posizionati quasi sul pelo dell’acqua, sfiorando appena le onde basse che si infrangevano delicatamente contro il pontile. Stranamente, però, il suono che hanno catturato risulta quasi isterico, per nulla rilassante o pacificante.

Un altro partecipante al progetto mi aveva consigliato di andare a registrare presso una chiusa del fiume, dove piccole vasche di cemento vengono agitate dalle pompe creando vortici d’acqua. Il suono della chiusa era effettivamente molto bello da ascoltare con le orecchie, ma non sono riuscito a trovare un modo interessante per registrarlo. Ho provato anche a calare in acqua un idrofono (un microfono subacqueo), ma nemmeno questo ha catturato un suono particolarmente interessante. La chiusa si trova molto vicino a una strada dove ogni tanto passavano alcune auto. L’idrofono che uso è una specie di tubo metallico lungo una spanna, con una parte terminale in gomma che cattura il suono, ma in realtà anche il corpo in metallo è sensibile e riceve vibrazioni. Ho quindi appoggiato l’idrofono su una grata di ferro, lungo un camminamento fuori dall’acqua, e ho registrato questo drone continuo, prodotto dal motore delle chiuse e modulato dal rumore delle auto di passaggio. Ricordo di aver avuto la netta sensazione che quel suono fosse sempre stato lì, e che sarebbe rimasto lì per sempre.

Nell’Oasi di Ca’ Mello, durante il periodo in cui abbiamo svolto la nostra ricerca, l’unica zona che sembrava frequentata dai turisti era l’area picnic vicino alla strada statale. All’ingresso del parco era esposta una mappa con alcuni percorsi interni, ma appena ne ho imboccato uno, mi sono accorto che nessuno passava da lì da molto tempo: bisognava letteralmente farsi spazio tra la vegetazione che aveva completamente invaso il sentiero. Ai lati del camminamento c’erano degli stagni, ma non riuscivo a vederli, sentivo soltanto gli uccelli che al mio passaggio scappavano verso l’acqua. Ho trovato un piccolo ponticello di legno e mi sono seduto lì a lungo, utilizzando lo zaino vuoto, schiacciato, come sedia e l’asta del microfono come se fosse una canna da pesca per calare l’idrofono in acqua. La vegetazione era così fitta che si riusciva a vedere soltanto a pochi metri di distanza, ma il suono del granchio blu, catturato dal microfono subacqueo, era estremamente presente. I pattern ritmici che questo animale produce sono contemporaneamente discontinui e regolari. Forse a causa della consapevolezza degli sconvolgimenti ecologici provocati da questo crostaceo nell’area del delta, il suo suono mi è sembrato aggressivo, come una successione di piccoli shock.

Per questa registrazione ho immerso l’idrofono in un tratto di fiume circondato da ponti trafficati, edifici, case e varie attività produttive. Non si percepiva alcun suono di creature acquatiche, evidentemente nemmeno il famigerato granchio blu riesce a vivere in questo punto del delta così affollato. Al contrario, le interferenze elettromagnetiche generate dalle attività umane producono un ronzio profondo e costante, percepibile esclusivamente attraverso l’idrofono immerso nell’acqua.