Vai al contenuto
Una cartografia a mano
di Daniele Ietri, Geografo e documentarista

Nel mio percorso a Porto Tolle, intrapreso nell’ambito di Studi sul Qui, ho voluto sperimentare una pratica di cartografia fatta a mano per restituire la complessità di questo territorio anfibio per come potrebbe essere visto direttamente dall’acqua. Più che cercare una precisione topografica o una misurazione geometrica astratta, ho inteso la mappa come un diario di bordo e un dispositivo di svelamento relazionale, nato seguendo i diversi rami del fiume — dal Po di Maistra al Po della Pila, fino alla Sacca di Scardovari — e registrando i segni discreti della presenza umana e delle sue attività.

Il mio lavoro di campo si è sviluppato attraverso l’osservazione diretta, muovendomi a piedi o in barca a seconda dell’accessibilità degli argini, e raccogliendo impressioni, appunti e ancoraggi visivi sul mio taccuino. Questo processo di indagine situata ha trovato la sua restituzione in un esercizio continuo di disegno manuale, una vera e propria performance metodologica in cui ho tracciato a penna le linee dei canali, le sponde e la vegetazione. I materiali raccolti lungo i fiumi e confluiti in questa mappatura non descrivono lo spazio in modo statico, ma mettono in evidenza i punti di riferimento che hanno colpito lo sguardo: le idrovore, i pontili, i barchini abbandonati, i camini dello zuccherificio o le geometrie della grande centrale dismessa.

Nella mappatura, i disegni e gli schemi visivi esposti non si presentano come un’affermazione definitiva sul paesaggio del Delta, ma come l’inizio di una conversazione aperta con l’osservatore. La carta disegnata a mano, pur rispettando l’orientamento e le scale di massima del territorio, si sovrappone alla percezione standard della geografia per far emergere la fragilità e l’incertezza dei confini tra terra e acqua. Attraverso questa stratificazione di segni e appunti visivi, l’installazione invita a riscoprire Porto Tolle non come una superficie passiva, ma come un ambiente plastico e cangiante, in cui il disegno manuale diventa lo strumento ideale per catturare i mutamenti e l’identità profonda di un paesaggio in costante divenire.