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Archivio Attraversabile
di Matteo Capobianco / Ufocinque, Street artist e scenografo

L’installazione nasce dall’esperienza di residenza ad Arvier come dispositivo di ricerca situata, sviluppato attraverso un confronto diretto con il territorio, i suoi abitanti e gli altri partecipanti al progetto. Più che assumere il luogo come semplice contesto di intervento, il lavoro ha cercato di considerarlo come un agente attivo nella definizione delle forme, dei materiali e delle procedure operative.
La fase iniziale è stata dedicata all’attraversamento del territorio: sentieri, frazioni alte, aree marginali e nuclei in parte disabitati sono stati osservati e documentati attraverso fotografie, appunti e conversazioni informali.

Parallelamente, le ricerche sviluppate dagli altri residenti hanno prodotto un insieme eterogeneo di materiali — immagini, mappe, annotazioni, testimonianze e trascrizioni — che hanno progressivamente costituito un archivio condiviso.

L’installazione prende forma proprio a partire da questo archivio collettivo. I materiali raccolti sono stati stampati su carta da plotter e successivamente trasferiti all’interno di una chiesetta sconsacrata, trasformata in uno spazio di montaggio e interpretazione. Fotografie del paesaggio, scritture manoscritte, frammenti testuali e segni grafici provenienti da ricerche differenti sono stati messi in relazione, generando una stratificazione di voci e prospettive piuttosto che una narrazione unitaria.


Un aspetto centrale del progetto riguarda la ridefinizione del processo produttivo. L’assenza di una separazione netta tra progettazione, produzione e allestimento ha favorito una pratica maggiormente processuale e adattiva. I fogli sono stati inizialmente installati integri nello spazio e soltanto successivamente intagliati. La forma finale non è stata quindi determinata a priori, ma è emersa attraverso una negoziazione continua con l’architettura, la luce, la gravità e le relazioni che si instauravano tra i diversi strati dell’opera.

L’installazione si configura così come un ambiente attraversabile in cui documento e forma, ricerca e rappresentazione, archivio e paesaggio entrano in una condizione di reciproca contaminazione. Più che restituire una sintesi conclusiva del territorio, il lavoro tenta di rendere visibili i processi di osservazione, raccolta e interpretazione che ne hanno accompagnato l’esplorazione.