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Mon Clocher, Ton Clocher
di ascionemagro, Progettisti grafici

Durante la prima parte del lavoro di campo ad Arvier per il progetto Studi sul Qui, ha catturato subito la nostra attenzione “Mon Clocher”, il bollettino del Comune redatto dalla parrocchia di San Sulpizio. Si tratta di una pubblicazione storica a cadenza quadrimestrale, portata avanti da un’appassionata redazione locale. Le sue pagine documentano la vita del paese tenendo aggiornati gli abitanti su ordinanze comunali, anagrafe, attività sportive e culturali, fino ai nuovi arrivi in biblioteca, costituendo nel tempo un archivio vastissimo e prezioso per la comunità.
Provenendo dal mondo della progettazione grafica, abbiamo sentito la naturale esigenza di confrontarci con questo strumento editoriale così radicato e diffuso sul territorio. Da questa suggestione è nato “Ton Clocher”, un numero speciale e indipendente del bollettino, interamente progettato da noi. La pubblicazione ha utilizzato la veste materiale dell’originale: è stata realizzata con lo stesso capitolato tecnico, prodotta dalla medesima tipografia e stampata nello stesso numero di copie. Persino la distribuzione è avvenuta in modo speculare, casa per casa, grazie al prezioso aiuto del signor Gianni Spinardi, il volontario che si occupa abitualmente della consegna del bollettino ufficiale.
Il passaggio dalla testata originale Mon Clocher (il mio campanile) a Ton (il tuo) dichiara fin dal titolo un cambio di prospettiva. Se “Mon” rappresenta la voce preziosa di chi vive il paese dall’interno custodendone la memoria, “Ton” diventa lo sguardo di chi arriva da fuori. All’interno di questa edizione speciale abbiamo voluto raccogliere, restituire e tradurre visivamente le suggestioni, le storie e i dettagli che più ci hanno colpito nei nostri primi giorni di contatto con il territorio.
L’intento di questa pubblicazione non è dare giudizi, ma offrire uno specchio. Spesso, infatti, l’abitudine porta a dare per scontate le particolarità del luogo in cui si vive. In questo senso, “Ton Clocher” si propone come un vero e proprio innesto all’interno della narrazione storica di Arvier: uno strumento per guardare il presente con il sincero stupore di un occhio esterno, con la speranza di innescare nella comunità nuove discussioni.

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