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Tralicci
di Eleonora Mastropietro, Documentarista e geografa

Quando ho iniziato a camminare per le frazioni di Arvier, il mio sguardo si è subito scontrato con un paradosso visuale. Questo territorio reso riconoscibile primariamente dalla presenza dei terrazzamenti nella zona dell’Enfer, è in realtà uno snodo dei corridoi infrastrutturali più densi e stratificati della Valle d’Aosta. La mia ricerca fotografica è nata proprio da qui: dalla necessità di esplorare come il paesaggio alpino coesista, assorba o rifiuti le grandi reti della modernità che lo attraversano longitudinalmente o lo sovrastano dall’alto.

Arvier è attraversato da 4 reti infrastrutturali, che hanno consentito nell’ultimo secolo la progressiva modernizzazione della regione.

C’è la Strada Statale 26, un’arteria storica ampliata negli anni Sessanta per aggirare il vecchio borgo e superare la strozzatura di Leverogne, che oggi taglia il fondovalle disegnando curve e imponenti viadotti.


Accanto si sviluppa il tracciato della ferroviaria Aosta-Pré-Saint-Didier, inaugurata nel 1929 e ferma dal 2015. Una linea a singolo binario non elettrificato che, con i suoi storici passaggi a livello, rimane oggi nel paesaggio come un dismesso che parla di modelli di sviluppo e di scelte per i territori.

Più in alto, il segno si fa più impattante con l’Autostrada A5 Aosta-Courmayeur; costruita tra il 1988 e il 1994, la A5 scorre attraverso il territorio in lunghissime gallerie sotterranee per poi riemergere all’aria aperta in uno squarcio improvviso e geometrico nei pressi del villaggio di Chez-les-Garin.

Infine, alzando gli occhi verso le montagne, la verticalità della roccia viene interrotta dalle linee geometriche dei tralicci dell’alta tensione e dalle antenne di comunicazione. Elementi seriali, ripetuti, che misurano lo spazio alpino e ne dichiarano la connessione transfrontaliera.

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