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Ton cachè l’è incò ci d’atre coù
di Alexine Dayné, Paola Zaramella e Alessio Zemoz, Attrice-doppiatrice e operatrice culturale / Regista, drammaturga, attrice e formatrice / Fotografo

Nel nostro percorso a Jovençan, durante la prima stagione di Studi sul Qui, abbiamo voluto metterci in ascolto del patrimonio materiale e immateriale di questa comunità alpina. Jovençan ci è apparso subito come un luogo emblematico: un piccolo comune della Valle d’Aosta caratterizzato da una forte mobilità quotidiana e dal pendolarismo verso la vicina Aosta, ma capace al contempo di custodire intatte le proprie radici storiche. Attraverso l’osservazione partecipante e un dialogo intimo e prolungato con gli abitanti, abbiamo compreso come la condivisione sia il vero algoritmo umano che regola una convivenza civile, partecipata e protetta nel tempo.

La nostra ricerca sul campo ha fatto emergere la centralità della terra, intesa sia come risorsa agricola d’eccellenza – in particolare per la secolare tradizione della frutticoltura e della viticoltura – sia come profonda radice affettiva. Abbiamo visto come l’impegno profuso nel lavoro rurale diventi espressione di autenticità e cura costante del paesaggio. Questo cammino di ascolto e raccolta ha trovato il suo culmine emotivo e metodologico nella performance pubblica che abbiamo allestito durante la serata finale della stagione. In questa azione scenica corale, abbiamo orchestrato e restituito alla comunità le memorie orali, i frammenti verbali e le testimonianze raccolte direttamente dalla voce della popolazione.

Un ruolo d’eccezione in questo dispositivo performativo è stato affidato ai riferimenti letterari, utilizzati come ponti per svelare il vissuto culturale locale. Abbiamo evocato frammenti di una prosa lirica del territorio incentrata sulla metafora della “valle verde” e, soprattutto, abbiamo fatto dialogare i vissuti degli abitanti con i versi immortali della poesia Itaca di Costantino Kavafis. Attraverso la lente della poesia, abbiamo esplicitato il grande tema del partire e del tornare che segna l’identità di Jovençan: il viaggio e il distacco quotidiano o generazionale non sono stati interpretati come una perdita, ma come un’esperienza di formazione, in cui il ritorno al paese rappresenta la riscoperta consapevole di un centro affettivo arricchito dalle conoscenze apprese altrove.

In questa pagina, i materiali esposti e la memoria del lavoro sul campo dialogano strettamente con il progetto di mappatura fotografica di Alessio Zemoz. I suoi scatti, evocano paesaggi impressi sui corpi. Parole, azioni sceniche e fotografie si contaminano così reciprocamente, mostrando come l’algoritmo della condivisione comunitaria sia tuttora impresso nei segni materiali del territorio e invitando a riscoprire l’identità locale come un processo plastico, dinamico e in costante divenire.