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Partecipazione comunitaria, mappe relazionali e racconti di famiglia
di Daniela Salvucci, Antropologa

Quando sono arrivata a Jovençan per la prima stagione di Studi sul Qui, l’obiettivo della mia ricerca antropologica era superare l’idea del borgo alpino come pura entità geografica per esplorarlo come un fitto intreccio di relazioni umane, parentele e memorie. Volevo capire come la comunità abiti la verticalità di questo versante montano e in che modo il passato rurale dialoghi con il presente. Per farlo, ho scelto di entrare nelle case degli abitanti, attivando una metodologia basata sull’osservazione partecipante, su interviste in profondità e, soprattutto, sull’uso dei foto-racconti e delle genealogie familiari. Gli album fotografici privati si sono rivelati dei veri e propri dispositivi relazionali, capaci di riattivare la memoria e di trasformare i ricordi individuali in una cartografia sociale condivisa.

Qui alcune foto ritratte da Alessio Zemoz



L’immagine fondamentale di questo percorso, qui pubblicata, rappresenta lo schema concettuale delle reti di relazioni e dei legami di parentela che ho tracciato sul campo.

Questo grafico non è una semplice mappa anagrafica, ma la visualizzazione antropologica di come alcune famiglie storiche di Jovençan abbiano occupato lo spazio, tramandato la proprietà e strutturato la vita comunitaria e consorziale nel corso delle generazioni. Attraverso lo studio dei matrimoni, delle alleanze e delle storie migratorie (come i flussi verso la Francia o la Svizzera e i successivi ritorni), la mappa delle parentele si sovrappone alla mappa del territorio, mostrando come il legame con la terra sia anzitutto un legame tra persone.

Questo approccio di deep mapping relazionale permette di leggere Jovençan dall’interno, scardinando l’immagine statica del tipico villaggio valdostano. Nei materiali esposti e nei frammenti di storie emersi accanto alle reti della parentela, la comunità si rivela come un organismo plastico e aperto, in cui le memorie dei singoli diventano un patrimonio vivo. Guardare questa mappa relazionale significa comprendere che il “qui” di Jovençan non è definito da confini di pietra, ma dai fili invisibili e resistenti delle biografie familiari che continuano a dare forma e significato al paesaggio montano.