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Finzioni
di Alessio Zemoz, Fotografo

Non vi si chiede di credere alla fotografia, ma di pensare attraverso di essa. In questa mappatura, che è la sintesi delle altre due proposte, si invita ad accettare l’illusione non come inganno, ma come spazio di riflessione. Il Delta del Po – quel luogo che “non esiste”, secondo il Cibotto di “Scano Boa”, ma che, per quello che invece ha visto l’autore di queste finzioni, reclama a gran voce di rinnovare il proprio senso di identità e appartenenza – diventa lo scenario di una finzione consapevole, necessaria, generativa. Il paesaggio non è solo un luogo fisico, ma un campo simbolico: così come l’argine contiene il fiume e al negativo ne fa territorio (pur impedendo all’uno di incontrare l’altro), così l’immagine costruisce il senso e ne fa storia: le finzioni, se condivise, possono essere atti di fondazione.