A Serrara Fontana il paesaggio non concede mai la tregua rassicurante di una linea in piano. Durante i dieci giorni della quinta stagione ho usato la fotografia come strumento d’indagine principale. L’osservazione del sottosopra è iniziato come un gioco ed è poi diventato un moto per registrare l’estrema struttura verticale di questo territorio, che si allunga senza sosta dallo zero geometrico del livello del mare fino ai 789 metri di altezza della cima del Monte Epomeo.
Cercare una linea d’orizzonte stabile si è rivelato impossibile. Attraverso l’obiettivo mi sono accorta che lo sguardo è costretto a un movimento continuo, proiettato costantemente in prospettive spezzate che corrono dall’alto verso il basso e, un attimo dopo, dal basso verso l’alto. Non esiste una via di mezzo. Camminando tra le frazioni, basta superare una curva o svoltare dietro un costone di tufo per ritrovarsi bruscamente proiettate in un altrove del tutto differente. Si è immerse nell’atmosfera silenziosa, densa e contadina dei sentieri montani, e un istante dopo lo sguardo precipita lungo i cavoni, scivolando fino alla visione di Sant’Angelo.
Questo lavoro fotografico non vuole essere una semplice documentazione, ma un tentativo di guardare a una peculiarità fisica come chiave interpretativa per comprendere la duplicità continua di questo luogo.