Camminare per Serrara Fontana significa imbattersi continuamente in pareti, finestre, tetti che si affacciano sulla strada o si nascondono tra la vegetazione. Dopo aver raccolto i frammenti delle mattonelle ho deciso di continuare a interrogarmi, attraverso la fotografia, sul significato dell’abitare su quest’isola.
Ho accumulato una sequenza di immagini che ritraggono case. Di queste costruzioni, incontrate esplorando le diverse frazioni, non conosco la storia. Non so chi le abbia edificate, né quale sia la loro situazione burocratica; non so se siano in regola o se siano il frutto di quella complessa urgenza legata alla necessità di un tetto. Davanti ai miei occhi, spogliate di ogni documento amministrativo, restano semplicemente case.
Lungo il percorso, a guidare la mia osservazione è stata la loro profonda uniformità. Che si tratti di un piccolo ampliamento, di una villetta curata o di una struttura rurale, queste architetture si rincorrono nel paesaggio apparendo quasi indistinguibili. Ho scelto di fotografarle concentrandomi esclusivamente sulla loro presenza fisica, sul modo in cui occupano lo spazio e resistono sul territorio. Questa mappatura visiva diventa così un censimento dell’esigenza primaria : un’osservazione silenziosa che sospende il giudizio per guardare all’abitare non come a una questione di carte e faldoni, ma come al segno concreto, quotidiano e condiviso della permanenza delle persone su questa terra.






































