Volevo indagare sul concetto di “comunità” ad Arvier. Arrivati ad Arvier, alcune persone incontrate descrivevano il paese come un “luogo di passaggio”, perfino un “paese dormitorio”. Nei primi giorni i nostri incontri con l’amministrazione locale hanno evidenziato la condivisione di personale e uffici tra più comuni. Successivamente il parroco mi ha tracciato una complessa rete di cooperazioni tra diverse parrocchie e unità territoriali nell’ambito della Chiesa, smentendo un quadro di campanilismo ostico. Il nostro gruppo, poi, è rimasto colpito dalla mancanza di luoghi pubblici di incontro, quello che normalmente troviamo presso la piazza come classico spazio urbano baricentro di socialità. Abbiamo però notato che il supermercato CRAI fungeva molto come luogo di socialità locale. Nel nostro colloquio, oltre a riconoscere questa funzione sociale del supermercato, la titolare ha descritto la sua politica mirata di fornitura dei prodotti locali del territorio, uno sforzo con costi considerevoli. Da lì ho spostato il mio focus sul tema delle reti virtuose che vanno a beneficio del territorio: così, anche il Campeggio di Arvier, situato all’interno del centro abitato diventa parte integrante del paese. Il tema è che Arvier non è solo un luogo di passaggio, ma è invece un nodo, a volte anche centrale, all’interno di diverse reti interconnesse. Se alcune forme di cooperazione tradizionale come la corvée sono scontate per gli Arveleins, queste reti sono meno apparenti.
