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La storia vera di Nuríalma e Ombresasso
di Alessio Zemoz, Fotografo

La fotografia ad Arvier come potenziale dell’immaginario

L’edizione corrente di Studi Sul Qui ha rappresentato per me un ritorno a casa e mi ha imposto di rimettere a fuoco il senso attraverso uno stato di presenza inedito. Queste premesse hanno incorniciato l’esperienza di lavoro sul campo e l’hanno resa stratificata, distribuita su livelli di lettura separati ma coerenti tra loro. Il tema principale sul quale porto l’attenzione attraverso le fotografie realizzate è quello del potenziale dell’immaginario. Quello di Arvier è un contesto stratificato in ogni direzione e per certi versi polarizzato, a volte contraddittorio, ma pur sempre coerente nel suo insieme di senso: le luci e le ombre sono nette, il freddo della quota precipita nel caldo dell’Enfer, la materia è lì e si trasforma, continuamente, la montagna è lì e si può attraversare, fisicamente, è una montagna che si può scalare, in tutti i sensi, quello tecnico della rappresentazione cartografica e quello aerobico delle imprese dell’uomo come corpo fisico che supera i propri limiti. In somma, un territorio che ha saputo esprimersi in molti ambiti manifestando una spinta inedita al cambiamento, allo sviluppo fondato sul superamento del mero dato di realtà imposto da cartografie, programmi e progetti di passaggio, appunto, confermando la capacità di immaginare nuove forme di realtà, di territorio e di comunità. Ho preso questa suggestione come elemento fondativo della mia ricerca e ho realizzato alcune immagini che mirano a restituire l’esperienza della stratificazione per superare il dato di realtà fotografico e, a partire da esso, approdare a nuove forme di immaginari condivisi. In questo senso, ecco che la narrazione fa apparire due soggetti inediti, due parole nuove, due idee di futuro, Nuríalma (luce e nutrimento, leggera ma fredda, vagamente straniera) e Ombresasso (materia e sicurezza, cupo, forse pesante ma pur sempre caldo): forse la caratterizzazione di due momenti specifici di Arvier, forse il nome di due frazioni immaginarie, future, suggestione di un mondo che sta cambiando, oppure forse semplicemente due personaggi immaginari che hanno vissuto qui in un tempo che deve ancora arrivare ma che tutti già ricordano.