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Traiettorie
di Greta Papaveri, Designer

Rifugio, protezione, vicinanza, gabbia, oppressione, casa. Quanti significati può portare con sé il luogo in cui si cresce e si abita? Quali sensazioni può generare la dimensione in cui la propria vita evolve? Quanti e quali desideri il terreno, le pareti delle montagne, le strade, le case, i boschi possono reggere?
Il mio stare ad Arvier è stato guidato da queste domande, curiosa di sapere quali e quante siano le traiettorie possibili e desiderabili per le e i giovani Arvielains. Le osservazioni che ho fatto non possono e non vogliono essere esaustive: mappare le emozioni non mi è risultato semplice; queste cambiano come cambia il tempo! Nonostante ciò, le chiacchiere, le birrette e le passeggiate con i miei coetanei mi hanno permesso di conoscere il paese, la montagna, le reti sociali e tanto altro, attraverso i loro sguardi.
Tra un passato ancora presente nelle tracce delle frazioni di Leverogne e La Crete, e un futuro incerto – globalmente disastroso e localmente sempre più vuoto – il presente di Arvier è fatto di persone che sentono la responsabilità di esserci, che vedono il ritorno come un atto politico, che credono che “insieme si fa tanto, e si fa meglio”. È fatto di consapevolezza che la montagna non è più quella raccontata dai genitori e dai nonni. Non da costruzioni ma da riempimenti di significati; non da passaggi ma da permanenze. Di ascolto, prossimità, pratiche relazionali che si ispirano al passato ma rispondono alle necessità dell’oggi. Ma anche di partenze, esplorazioni, necessarie uscite e prese d’aria: non abbandono, ma crescita e messa in connessione.
Ho scelto di restituire le mie osservazioni su delle cartoline: un foglio piccolo ma resistente che si muove nello spazio e si fa messaggero. Sono oggetti che comunicano qualcosa da un lato e aspettano messaggi dall’altro. Affinché la comunicazione tra generazioni non s’interrompa, il confronto tra pari non svanisca, le contaminazioni con il fuori siano spunti per continuare a significare i territori.